Padova calcio di Redazione , 22/03/2026 7:29

L'ANALISI | Salta la panchina di Andreoletti: lui ringrazia gli ultras e commuove tutti

Andreoletti davanti ai tifosi
Andreoletti davanti ai tifosi

La quarta sconfitta consecutiva del Padova, che perde 0-1 in casa col Palermo, costa la panchina a Matteo Andreoletti. Che, a pochi minuti dalla comunicazione dell'esonero, esce dallo stadio e va a incontrare gli Ultras che lo invocano a gran voce. “Mister sei un signore”, gli urlano. “Grazie, mister”, ribadiscono. E lui risponde con un discorso “cuore toro” in cui chiede loro di non abbandonare “i suoi ragazzi, che in campo lasciano sempre tutto”. 

Una scena, quella dell'incontro tra l'allenatore e i tifosi, che scatena emozioni fortissime. Nelle prossime ore verrà comunicato il nome del tecnico che lo sostituirà sulla panchina biancoscudata. 

Nel blog di Martina Moscato l'analisi del momento di crisi del Padova

"In tanti anni di professione, vissuti a raccontare il Padova nelle cadute più rovinose e nelle rinascite più dirompenti, urlando, ridendo e piangendo, non ho mai vissuto un pomeriggio così emotivamente impattante come quello che ha portato, al termine della partita che ha sancito contro il Palermo la quarta sconfitta di fila della squadra, all’esonero di Matteo Andreoletti. Son sincera: non perché io sia particolarmente intelligente (anzi: quante volte ho le cose davanti al naso e non le riesco a mettere a fuoco!) ma ho capito martedì, vedendo il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli entrare in sala stampa a Venezia dopo lo stop al Penzo, che per Andreoletti sarebbe stata questione di ore. Che quel ‘rimaniamo compatti attorno alla squadra, l’allenatore non è in discussione’, in realtà nascondeva, in modo particolarmente maldestro un ‘se sabato col Palermo non fa risultato, lo cacciamo via’. Non ho avuto dubbi su quel che ho percepito in quel preciso momento un po’ perché al liceo mi hanno insegnato che excusatio non petita, accusatio manifesta (cioè: se ti giustifichi di una cosa che non hai intenzione di fare, stai in realtà dicendo che hai intenzione di farla), un po’ perché il diesse è qui da fine gennaio del 2022 e i precedenti parlano per lui che ha esonerato Caneo a Lecco utilizzando la stessa modalità operativa di Venezia (cioè si è presentato in sala stampa al posto dell’allenatore) e lasciato a casa Torrente a tre giornate dal termine del campionato 2023-2024 per richiamare Oddo in un momento in cui davvero nessuno si immaginava una cosa del genere (né tantomeno la auspicava). 
Nel calcio è considerato ‘normale’ per quanto ingiusto, che, quando una squadra attraversa un brutto momento, a farne le spese sia l’allenatore. ‘Non si possono cambiare 25 giocatori’, si sente dire, ‘bisogna dare una scossa’ è l’altra motivazione che va per la maggiore in casi come questo. Nel caso di Matteo Andreoletti però non si può non andare oltre la banalità di questi adagi, non si può non riconoscergli un ruolo e un’importanza nella storia recente biancoscudata che vanno al di là di stereotipi e scelte discutibili. 
Perché Matteo è arrivato a Padova che c’erano le macerie e ci ha ricostruito, portandoci a fare aperitivo al piano attico del grattacielo della serie B. Matteo è sceso in campo all’Euganeo per la prima di campionato sulla panchina biancoscudata col silenzio assordante di 1.164 tifosi sugli spalti e ha riempito nuovamente lo stadio, ha ricreato entusiasmo, ha attirato a sé supporters scettici, ha riacceso una piazza che ormai sembrava disillusa. Matteo ci ha messo la faccia sempre. Matteo ha creato compattezza tra l’ambiente e la squadra, Matteo ha fatto innamorare nuovamente la gente di Padova della sua squadra. Matteo si è innamorato di Padova. Matteo ha portato il Padova in serie B mettendo la freccia su un Vicenza che aveva molta più qualità e costava molto di più. Matteo ha trasformato un insieme di giocatori con un passato recente più in D che in B in un gruppo in grado di prendersi per mano e fare il salto nella categoria superiore. Matteo ha difeso sempre chi oggi lo ha lasciato a casa.
E Matteo, quasi a voler chiudere con un ultimo atto memorabile il suo anno e mezzo qui,  ha fatto una cosa straordinaria: è andato a salutare gli Ultras mettendo il suo cuore nelle loro mani. Toccando corde profonde. Facendo arrossire occhi. Facendo scendere lacrime da quegli stessi occhi. ‘Sono arrivato tra mille difficoltà, me ne vado che siamo tutti uniti’, ha detto ai tifosi che lo hanno invocato a gran voce davanti al cancello d’ingresso dello stadio Euganeo. Matteo ha chiesto loro di non smettere di sostenere il Biancoscudo, di non smettere di dare credito ai suoi ragazzi che in campo lasciano sempre tutto. Ha ricevuto solo cori, sostegno, applausi, abbracci, commozione pura. Regalando a chi ha assistito alla scena la certezza che, davvero, il calcio non è un semplice gioco in cui 22 uomini in mutande rincorrono una sfera rotante. E’ molto, molto di più". 

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